domenica, settembre 21, 2014

The last of the rockstar

Rispolvero questo Blog perchè sono stato stuzzicato da qualcosa che non avveniva da moltissimo tempo: un evento musicale che facesse discutere un po' di miei contatti su facebook.
L'evento in questione è l'uscita del nuovo disco degli U2, e lasciatemelo dire, il fatto che questo sia un argomento già vecchio dopo neanche due settimane dall'uscita del disco mette in luce un punto fondamentale: non è più tempo per la musica come l'abbiamo intesa quando eravamo ragazzini, quando un nuovo CD della band che amavamo era un punto fermo che ci accompagnava per mesi, ogni nota catalizzava la nostra attenzione alla ricerca di chissà quale significato salvifico e messianico che custodivamo gelosamente per noi e che al massimo condividevamo un anno dopo nel momento del concerto. Oggi, tre ore dopo la deposizione coatta nelle nostre libreri itunes delle 11 tracce c'era già sul web una tale mole di opinioni scritte che neanche un anno dopo la pubblicazione di Joshua Three.
Ma quello che voglio fare non è parlare di questo disco, un po' perchè l'ho ascoltato una sola volta in modo sostanzialmente disinteressato, un po' perchè non è un argomento interessante in se. Quello che mi interessa capire, o almeno provare a farlo, è come siamo arrivati a questo punto, e sopratutto da quando: Where (o meglio ancora when) did it all goes wrong?
E allora se proprio devo provare a fissare una data, beh, non posso che fissarla in quegli anni che anticipano l'uscita di All That You Can't Leave Behind, il disco che molti indicano come l'inizio della definitiva parabola discendente di una band che negli anni '80 era stata creatrice di un suono e di uno stile personalissimo, negli anni '90 aveva provato (con più o meno successo) a seguire il suono di moda in quegli anni per restare al centro della scena musicale, e che nel nuovo millennio si è semplicemente arresa al fatto che il rock era destinato ad essere superato dalla storia. Ma si sa, i geni vedono le cose prima degli altri, e così gli U2, al termine di una delle canzoni più intime e piccoloborghesi che hanno mai scritto (Kite), piazzano un finale lapidario e che sembra buttato lì senza troppo criterio:
"The last of the rocks stars
When hip-hop drove the big cars
In the time when new media
Was the big idea
What was the big idea"

Ora, io non so se questo pezzo vi piacque all'epoca o magari lo rivalutate oggi che avete 15 anni di più e portate i vostri figli sulla spiaggia a giocare con l'aquilone, ma quello che è assolutamente evidente è che Bono abbia previsto con incredibile lucidità quello che è successo negli anni successivi, e l'ha fatto con dei versi scritti dopo un'ode alle cose piccole ed insignificanti, che sono le uniche cose che non cambiano anche quando le società (e il costume con esso) mutano o addirittura si rivoluzionano. E qui vengo al punto, che poi è il punto fondamentale: in questi anni che ci separano da ATYCLB è avvenuta la più grande mutazione del gusto e delle abitudini d'ascolto nel mondo della musica di massa mai avvenuta dai tempi dell'invenzione del rock sul finire degli anni '50. Così come allora il rock divenne l'interprete totale della (contro)cultura, facendo diventare improvvisamente vecchio tutto quello che c'era stato fino ad allora, ora dobbiamo rassegnarci che la musica che rappresenta il presente non potrà più essere il rock, ma sarà quel miscuglio fervido di idee, contaminazioni, inbastardimenti, ferocia e fame che è oggi il rap (o in qualunque modo lo vogliate chiamare, e il fatto che non abbia un nome preciso è indice di qualcosa in fortissimo movimento a differenza delle cristallizatissime strutture del rock), e che noi con tutti gli sforzi che possiamo provare a fare, non potremo mai davvero capire. Pensateci, è esattamente la stessa situazione in cui si sono trovati i nostri nonni che, non solo non hanno mai capito Bob Dylan o in Jimi Hendrix, ma non riuscivano a capire che neanche i più popolari Dik Dik o Equipe 84 ascoltati dai nostri padri.
Mi piacerebbe avere il tempo di fare un'analisi molto più approfondita di questo tema, che nasce dall'osservazione del fatto che ai concerti rock vedo sempre meno gente giovane per arrivare alla conclusione che sopratutto il rock è oramai una faccenda riservata ad una fascia ristrettissima di popolazione mondiale: bianchi benestanti tendenzialmente maschi. Ma ehy, stiamo parlando dello stesso target dei prodotti Apple! E così gli U2, che restano sempre dei geni (vedi sopra), questa volta invece che 5 versi rassegnati hanno provato a trovare una soluzione per invertire la rotta della storia, per trovare un modo per tornare ad essere significativi e rappresentativi nel mondo musicale, dimenticando che oramai, anche l'ultimo disco di quello che è il più importante gruppo della storia recente del rock (i Radiohead) è stato un fenomeno marginale e marginalizzato all'interno dei grandi numeri di una musica oramai completamente differente. E per farlo si sono rivolti a quella fascia di mercato a cui ancora possono sperare di rivolgersi.
Ce l'hanno fatta? Ovviamente no, anche perchè non avevano davvero alcuna speranza di farcela, perchè contro la storia non si può andare, si può solo provare a fermare il declino. I romani hanno creato un impero ad oriente rinunciando alla culla dello splendore originario e sono sopravvissuti altri mille anni, la domanda da porre oggi è : per quanto tempo riuscirà a sopravvivere ancora questo vecchio e degradato impero che è il rock made in 2010s ?