sabato, maggio 10, 2008

"Vado così forte per abbreviare la mia agonia"

Il titolo non è una citazione di qualche cantante morto per droga negli anni '60, ma è tratta da un'intervista a Marco Pantani, una risposta illuminante a quella che invece era una domanda stupida.
Ogni gara ciclistica è una stupenda metafora del vivere quotidiano, i corridori si dibattono in mezzo ad un mostruoso gruppo che tutto inghiotte e uniforma. Certo, ognuno appartiene alla propria squadra, ognuno ha i propri colori, come nella vita ognuno appartiene alla propria regione o alla propria religione, ma tutti siamo nel mucchio. E come nella vita non si parte tutti uguali, c'è chi nasce destinato a diventare capitano, chi nel gruppo è circondato da 8-9 gregari pronti a sacrificarsi per il più forte e il più ricco. Gregari rigorosamente sacrificati e lasciati spietatamente indietro quando hanno dato quello che potevano dare. Sostituiti da ragazzi più giovani e più forti. O semplicemente più disponibili al sacrificio.
E ci sono gli avventurieri, quelli che non ce la fanno a stare nel mucchio, anche se le loro gambe non sono sufficientemente forti ci provano in ogni modo, sacrificano tutto, anche a rischio di essere ripresi ed essere staccati, lasciati indietro e sconfitti, come quasi sempre accade. Ragazzi che trovano la loro unicità nella sconfitta.

E poi ci sono i Poeti. E Marco Pantani era un Poeta, maledetto e bellissimo, in grado di illuminare di bellezza le sue parole ed i suoi atti. Non importava quante volte fosse caduto. Non importava quanto fossero gravi i suoi errori. Perchè ai Poeti è permesso tutto, tranne diventare brutti e normali, una normalità che Marco non sarebbe mai riuscito a vivere.
Oggi parte il giro, a 10 anni da quello che fu lo splendido giro di Pantani (e l'ancor più splendido tour). Non ci sono poeti in gruppo, anche se forse ci sono più ciclisti onesti di allora. Ci accontenteremo, ma sulle strade del Mortirolo continueremo a ricordare le imprese di un allora giovanissimo e spavaldo Pantani che sfidava da solo le perfette macchine da guerra di Indurain e Berzin. Magari associando i ricordi alle parole di Buzzati sui due grandi eroi epici del nostro ciclismo: Coppi e Bartali al giro del '49


Immagine di Dino Buzzati al giro d'Italia


Buon giro d'italia a tutti

2 commenti:

silvia ha detto...

ma che poetico che sei oggi! ;-)
bel pezzo, davvero.

Krapp ha detto...

Oggi?
Io sono sempre poetico :P